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Dalla musica
al grido, presentazione
di Alba Scaramucci
Dalla musica
al grido, intervento di Maurizio Bechi
Gabrielli
Aldo Manuali
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Presentazione
dell'iniziativa:
Dalla musica al grido
di
Alba Scaramucci
Coordinatrice Consulta Regionale Ds "G. Rodari" dell'Umbria
Terni,
Centro Multimediale, 12 marzo 2004
La
città di Terni, che oggi ci ospita, sta vivendo tempi non facili.
La sorte delle Acciaierie tocca la realtà quotidiana e le prospettive
future di tante famiglie, rappresentando, dunque, un problema serio per
la collettività cittadina e per l'intera nostra regione. E' pertanto
fondamentale che l'impegno dello sforzo solidale, finora prodotto a tutti
i livelli, per il mantenimento di tanti posti di lavoro nell'ambito di
un programma sicuro di sviluppo, continui con ferma determinazione.
A questo impegno intendiamo richiamare, tutti noi, nella pratica di azioni
fattive e di una solidarietà concreta e operante.
Parliamo, certo, del diritto al lavoro di uomini e donne di questa città
e nello stesso tempo ai loro diritti di persone ad avere, più complessivamente,
una vita serena, rispondente alla complessità dei bisogni che sentono,
alle loro speranze, alle loro attese di un positivo futuro.
L'iniziativa, di oggi, allora si snoda lungo il "il filo rosso"
di questi contenuti valoriali ed ideali, perché è di affermazione
di "piena cittadinanza" dei più giovani, che oggi intendiamo
parlare e discutere.
La stagione politica che stiamo vivendo induce a riproporre, con forza,
tutto questo versante, messo a rischio nelle forme così crude e
prepotenti, che stiamo purtroppo conoscendo. C'è, dunque, bisogno
di una volontà combattiva, che non può non riguardare le
stesse più giovani generazioni: si tratta infatti della loro vita,
si tratta del loro futuro. E parlare dei diritti dei bambini, dei ragazzi,
dei giovani, significa parlare in realtà, anche dei diritti di
ogni "essere umano" più in generale, in quanto l'universalità
dei diritti dei più giovani comporta necessariamente quella lotta
alle disuguaglianze e alle ingiustizie che è fondamentale per affermare
anche una crescita di tutti e di tutte e uno sviluppo nuovo del paese.
E', dunque, questo, un punto forte di una concezione valoriale, politica
e antropologica che deve poter diventare terreno d'iniziativa, non soltanto
sul piano dell'affermazione culturale e di principio di questi diritti,
ma anche e proprio per conseguire concreti meccanismi della loro attuazione.
Dunque, una sostanziale, visibile operatività, praticata e agìta
anche secondo l'ottica di un "patto nuovo" tra generazioni,
che una politica rinnovata dovrebbe poter perseguire.
Tra i principali obiettivi politici che le Consulte Ds "G. Rodari"
si prefiggono c'è quello di contribuire a diffondere e consolidare
una nuova e moderna cultura dell'infanzia, dell'adolescenza e dell'età
giovanile, che consideri i bambini, i ragazzi, i giovani come "soggetti
di diritti" e non soltanto "destinatari di servizi" e che,
dunque, vanno ascoltati, compresi, valorizzati. Una cultura che propone
agli adulti non una "concezione proprietaria" dei bambini e
dei ragazzi, bensì un'etica di "responsabilità"
di "rispetto" dei loro bisogni e diritti, di creazione di buoni
percorsi di crescita e di socializzazione. Le loro realtà sono
centrali per una società, che pensa all'oggi, progettando il futuro.
Sono la speranza di un paese; ne sono risorsa, ricchezza, potenzialità
d'innovazione. Anche per questo, dunque, è necessario che il mondo
degli adulti si ponga in una posizione d'interesse reale e profondo, di
ascolto, di comprensione, di valorizzazione di questi "soggetti politici".
E' un cimento, questo, che la stessa politica e le istituzioni devono
saper assumere e intraprendere, se si vuole ragionare in termini concreti
di contenuti, di bisogni quotidiani, di valori e di idealità.
Certo, quello in particolare, degli adolescenti e dei giovani è
un emisfero, sicuramente complesso. Oggi, per noi adulti, è diventato
davvero difficile capire e soprattutto prevedere una "normalità
giovanile" visto, purtroppo, che talvolta è proprio dai cosiddetti
"normali" che scaturiscono i più estremi comportamenti
aggressivi. Per cui se c'è un problema di crisi dell'età
adolescenziale e giovanile c'è, però, un problema di crisi
anche di noi adulti.
E' importante, dunque, e soprattutto per una forza politica della sinistra
porsi l'obiettivo di operare per una progettualità di valori e
di azioni concrete, che sappia anche tener conto degli specifici punti
di crisi nel rapporto tra società degli adulti e bisogni dei giovani.
Una progettualità capace di ascolto, sensibile al bisogno di relazione
e confronto, sollecitante una partecipazione attiva dei soggetti giovani,
attenta ai diritti, ma anche alle responsabilità, desiderosa di
pensare ai terreni di una nuova qualificazione urbana per città
a misura di tutte e di tutti, compresi i soggetti più giovani.
Con l'appuntamento di oggi, qui a Terni, ci stiamo prendendo un impegno
che è quello di una "riflessione comune" che vorremmo
poter iniziare con gli adolescenti e i giovani, ai quali desideriamo comunicare
che essi "ci interessano". E ci interessano "per quello
e per come sono" e non tanto per quello che "vorremmo che fossero".
Siamo, pertanto, disponibili all'"ascolto" reale e profondo.
Con questa iniziativa abbiamo inteso partire da un bisogno, sentito da
tanti adolescenti e giovani: quello della musica. Un linguaggio creativo,
questo, che segna trasversalmente tante realtà giovanili e che
offre la possibilità di forti momenti di aggregazione.
La musica dei giovani è, a tutt'oggi, troppo spesso sminuita, non
considerata, addirittura vissuta come "fastidio e rumore" dal
mondo degli adulti. E', dunque, un bisogno non sufficientemente ascoltato,
capito, che rischia di connotarsi del segno di un "diritto negato",
per il quale è allora necessario "gridare" per farsi
sentire, per affermare la necessità di una piena cittadinanza.
Da qui, il significato del titolo che abbiamo voluto dare a questa nostra
iniziativa politica, che intende anche valorizzare più complessivamente
le culture e la creatività giovanile, come componente indispensabile
dell'identità soggettiva, della conoscenza e coscienza di sé,
del bisogno di "socialità e appartenenza" che, anche
in forma nuove e non sempre comprese, è presente tra le giovani
generazioni. E' tutto questo un terreno di contenuti valoriali che non
va trascurato, in un momento politico in cui, tra l'altro, accanto alla
estrema precarizzazione del lavoro assistiamo ai gravissimi tentativi
di smantellamento dei diritti, compreso quello di una scuola e di un'istruzione
pubblica, ricca, che possa essere agìta con pari opportunità
da tutte e da tutti.
Roberto Cotroneo nel suo ultimo libro ""Chiedimi chi erano i
Beatles" - Lettera a mio figlio sull'amore per la musica" dice,
tra l'altro: "La musica, più di ogni altra forma di arte è
un modo di conoscere se stessi.. Io penso che oggi la musica sia l'ultima
forma possibile di verità
".
Francamente non saprei dire se la musica sia, davvero, l'ultima possibilità
di verità, che ai giorni odierni venga data. Di una cosa, però,
sono certa: la musica, e tutti gli altri linguaggi creativi sono una grande
risorsa, sono utili non soltanto per la crescita individuale, ma anche
per un benessere collettivo. E sottolineo la parola "utili",
perché in questi tempi che stiamo vivendo, c'è spesso, anche
una falsa concezione dell'utile e dell'inutile. E inutile è considerato,
assai di frequente, tutto ciò che rappresenta il sentimento, le
emozioni, il mondo creativo, gli impulsi individuali, la poesia.
Io sono, invece, convinta che queste espressioni siano indispensabili
per le libertà individuali e per la speranza di ciascuno e di tutti
ad una vita e ad un futuro sereno.
Per questo, allora, credo che la creatività, in ogni forma essa
si esprima, dovrebbe poter essere favorita e valorizzata anche come "leva"
che serve, è utile, ad una società che sappia e voglia positivamente
rinnovarsi, perché, tra l'altro, contribuisce ad accrescere la
cultura di un paese, e interagisce positivamente sulle stesse attività
di protezione e di promozione sociale.
Tanti adolescenti, tanti giovani sentono una necessità, avvertono
un bisogno: quello di fare e produrre musica; comunicarla; poterla consumare
in spazi scelti e fruiti, come occasione e luogo di socialità e
di aggregazione; di poter pensare, attraverso la pratica dei linguaggi
creativi anche alla possibilità di nuovi lavori, dal momento che
l'esercizio della musica, ad esempio, comporta, anche, l'attivazione di
diversi settori economici e sociali, nonché richiede servizi e
strumentazioni ad esso collegati, che possono creare nuova occupazione.
E di questo non c'è sufficiente consapevolezza, da parte del mondo
adulto.
Oggi, a Terni, i Democratici di Sinistra, le Consulte Ds "G. Rodari",
la Sinistra giovanile si assumono il rischio e la responsabilità
politica di accettare una sfida.
Per questo non intendiamo fare agli adolescenti e ai giovani fugaci e
strumentali promesse. Diciamo, piuttosto, che siamo disponibili ad avviare
con loro un percorso comune; a contrarre una sorta di "patto"
per concordare, insieme, alcuni obiettivi; per lavorare, d'intesa, al
fine del loro perseguimento.
L'organizzazione dei quattro gruppi di lavoro, a cui parteciperete, durante
l'intera mattinata, sono stati individuati, dopo l'"ascolto"
di molti giovani e associazioni musicali giovanili.
Dunque, ci sembrano cogliere esigenze concretamente sentite e consentiranno
di approfondire il tema degli obiettivi da perseguire e dei percorsi effettivi
da avviare. Già si segnalano infatti diverse necessità:
da nuove normative legislative, a quelle degli spazi e dei servizi musicali;
dall'osservazione e dal monitoraggio, alla concretizzazione di esperienze
da parte delle istituzioni; dalle iniziative per facilitare i percorsi
di richiesta intorno alle realtà musicali, alle esigenze di gruppi
semiprofessionali e professionali, che operano nel mondo della musica.
Pertanto, quanto verrà prodotto dai gruppi di lavoro potrà
già diventare oggetto di discussione e di confronto, durante l'incontro
dibattito del pomeriggio, a cui parteciperanno anche esperienze di realtà
italiane, che hanno praticato la strada concreta di alcune realizzazioni.
Ed, inoltre, quanto riusciremo a produrre, oggi, a Terni, sarà
terreno di lavoro e d'impegno anche nella I Conferenza programmatica della
Consulta Nazionale Ds "G. Rodari", che si terrà a Roma
il prossimo 19 marzo.
Per quanto riguarda, in particolare, la Consulta "G. Rodari"
dell'Umbria pensiamo di mantenere, da subito, aperto il tavolo del confronto
e del lavoro oggi avviato, istituendo un Forum che ci consenta di continuare
ad approfondire le problematiche giovanili, nonché di proseguire
un viaggio-incontro con le realtà musicali, che operano nella nostra
regione. Questo anche al fine di facilitare e promuovere presso le istituzioni
luoghi di confronto che individuino le scelte da fare nei nostri territori.
Infatti, riteniamo assolutamente importante che gli stessi rappresentanti
della politica e delle istituzioni sappiano scrivere e attuare "un'agenda
politica", in cui la risorsa rappresentata dalle nuove generazioni,
dalle loro culture e dalla loro creatività siano un punto forte,
condiviso e praticato. E dunque, la partecipazione e il coinvolgimento
attivo dei soggetti interessati rappresentano una leva, che non può
essere elusa.
E d'altra parte ciò è necessario, anche, per rinnovare la
politica, perché si pensi e si faccia quella che mi piace definire
una politica umana, in quanto attenta ai bisogni delle persone, alla loro
quotidianità concreta, alle loro speranze e nello stesso tempo
capace di guardare al futuro.
Anche questa necessità, in definitiva, pone l'iniziativa di oggi,
per la quale ringrazio tutti coloro che hanno variamente operato per la
sua organizzazione.
A tutti noi, dunque, l'augurio di un proficuo lavoro. Vi ringrazio.
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DALLA
MUSICA AL GRIDO
Partendo
dall'evento di Terni
per condividere una lettura ed un campo d'intervento
per passare dalle parole ai fatti
per riconoscere concretamente i giovani come "soggetti di diritti"
Nulla educa alla democrazia
più dell'esercizio della democrazia
(Norberto Bobbio, 1999)
La
canzone è una penna e un foglio
così fragile fra queste dita,
è quel che non è, è l'erba voglio,
ma può esser complessa come la vita.
e la scrive gente quasi normale
ma con l'anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.
(Francesco Guccini, da "Ritratti", 2004)
Dalla musica al grido.
Questo slogan è nato per una iniziativa sulla musica giovanile
che la Consulta Regionale dell'Umbria aveva programmato per la Festa dell'Unità
di Umbertide per la fine di agosto del 2003. È il frutto di incontri
di un membro della Consulta con diversi giovani di quella zona, nato come
risultato di una riflessione che si è via via arricchita di contenuti
attraverso diversi incontri con i giovani durante altre Feste dell'Unità
(Orvieto, Città della Pieve, Assisi) per la costituzione di sedi
locali della Consulta, oltreché da contatti diretti di associazioni
interessate alle questioni. Dai loro bisogni, dalle aspettative, dalla
loro voglia di impegnarsi su questo campo e dalle loro idee di sviluppo
nasce il senso dello slogan e le possibili proposte operative.
La
musica è stato da sempre un elemento naturale dell'uomo che ha
accompagnato il suo divenire. Oggi diventa grido in quanto, soprattutto
la musica giovanile, viene confinata ai margini, sminuita, spesso dileggiata,
se non addirittura connotata di significati "demoniaci" che
rasentano lo stigma della devianza. In questo contesto il grido assume
il significato di un diritto negato che va ripreso, difeso e visto come
una possibilità per gli adulti di comunicare. Ogni altro modo di
porsi di fronte ad esso assume il senso della rinuncia a capire a fondo
il suo significato, il che equivale ad una rinuncia a capire ed a comprendere
il mondo dei giovani, con il solo risultato di approdare a derive di etichettamenti
come "superficialità" e "disimpegno" o ad un
paternalismo peloso che fa accettare quel grido senza, tuttavia, capirne
la profondità reale ed i significati più profondi da un
punto di vista sociologico, psicologico e pedagogico.
L'adolescente
tra razionalità ed emozioni.
La società degli adulti chiede all'adolescente di "assumersi
le sue responsabilità". L'età adulta, in fondo, sta
tutta in questa assunzione di responsabilità, la quale invoca una
scelta tra alternative, non di fatti, ma tra alternative di sé
(scegliere un corso di studi, ad esempio, non è solo scegliere
un titolo di studio o una professione, è scegliere di divenire
qualcuno piuttosto che qualcun altro), e con essa la perdita di ciò
che di sé non è stato scelto: gli adulti lo sanno bene.
In fondo, come scrive Umberto Galimberti, "per questo di fronte agli
adolescenti siamo ansiosi. Essi ci testimoniano tutto il possibile che
in noi non è divenuto reale".
Ma
chi sono questi adolescenti, questi giovani? Per rispondere a questo interrogativo
va prima di tutto ricordato che mentre la pubertà è un processo
biologico che determina il passaggio dall'infanzia all'età adulta,
passaggio che in molte società è accompagnato da riti di
significato sociale, l'adolescenza è un prodotto della società
moderna, introdotto dalla borghesia quando si è posto il problema
di preparare i giovani delle classi più elevate alla gestione del
patrimonio familiare, gestione che richiedeva studi supplementari. Nelle
società avanzate, più che di adolescenza si può forse
parlare di adolescenze, definite a seconda del criterio scelto: biologico,
anagrafico, sanitario, giudiziario, psicologico
Ma
per porre le condizioni di una proposta politica è forse utile
e necessario fornirne un'altra, fuori da stadi di crescita rigidamente
prefissati, anche se può apparire un po' generale: si tratta di
un periodo evolutivo, o meglio, "una modalità ricorsiva della
psiche", come la definisce il già citato Galimberti, che oggi
va ben oltre i 18 anni, che inizia con la pubertà e procede fin
quando il soggetto opera una "Ridecisione", cognitiva ed emozionale
insieme, conquistando una nuova e più stabile certezza sulla propria
identità psico-sociale. Così facendo il giovane raggiunge
la consapevolezza profonda dei propri diritti e della responsabilità
totale dei propri pensieri, dei propri sentimenti ed emozioni, delle proprie
azioni, accettando e ricercando una nuovo forma di adattamento.
Perché
questa "Ridecisione" sia in equilibrio è necessario che
i percorsi biologico, psicologico e sociale (inteso come possibilità
lavorativa e, se voluta, di dare vita ad una nuova famiglia) coincidano
il più possibile. È allora necessario che la società
degli adulti garantisca l'opportuno periodo di moratoria sociale e fattori
di adattamento adeguati. Con quest'ultimo termine si possono intendere
spazi e tempi di soddisfazione dei bisogni intrapsichici e relazionali,
adeguate risposte ai bisogni di protezione e di guida, possibilità
di sana espressione dei propri stati emotivi, servizi di vario tipo (scuola,
sanità, socializzazione) efficienti, efficaci, accessibili.
La
soddisfazione del bisogno: regalo o misura delle proprie possibilità?
L'esercizio di responsabilità componente di questa "Ridecisione"
è reso oggi difficile dalla grande disponibilità di prodotti
pre-confezionati per la soddisfazione apparente di qualsivoglia bisogno.
La sequenza "bisogno-soddisfazione" ne risulta profondamente
modificata dalla promessa (di altri) di saturare immediatamente e senza
residui l'intervallo tra desideri e gratificazione, nel quale intervallo
si esercita la capacità del soggetto di volere ed agire per ottenere
(in altre parole il senso di responsabilità ed il potere di conquistare),
spegnendo così ogni tensione e capacità progettuale. Questa
offerta di prodotti è resa senz'altro più efficace dall'assenza
di una "comunità" (intesa come insieme culturale) in
grado di accompagnare il giovane nelle sue scelte e nelle sue sperimentazioni.
Questo
giovane, spinto da nuove e potenti pulsioni e oscillante tra incertezza,
ansia per il futuro e voglia di correre avanti, bisogno di essere rassicurato
e protetto ed insieme di essere lasciato libero, risponde a questa richiesta
con un inquietudine che spaventa spesso l'adulto adagiato nelle sue certezze,
che spesso ottundono la sua capacità di ascolto.
La
normalità giovanile come dato storico e elemento di tranquillità
degli adulti.
Oggi, per gli adulti è infatti diventato impossibile capire e soprattutto
prevedere una "normalità giovanile", visto che spesso
è proprio dai più "normali" che scaturiscono i
più estremi comportamenti auto- ed etero-aggressivi. Per cui se
l'adolescenza è un periodo contrassegnato da una crisi, bisognerebbe
forse meglio parlare di crisi degli adulti.
Scattano
allora ansia e preoccupazione di fronte a questi esseri bizzarri, una
sorta di centauri dell'era telematica, metà qualcosa e metà
qualcos'altro. E come quelle strane creature mitologiche, capaci di grandi
scoppi emotivi, seguiti da risse furibonde, e di straordinarie capacità
di ragionamento, i giovani sono in grado di avere grandi e disinteressati
slanci di idealismo e generosità e, nel contempo, posizioni egoistiche
e settarie.
La
cultura che sta montando oggi in risposta a questa paura è una
"cultura della normalizzazione", interpretata dal Governo di
centro-destra con misure di contenzione e repressione, vedi la legge "Castelli"
(presente tuttavia anche in certe aree della sinistra, sia pure con altre
risposte). Riemerge la figura del "piccolo adulto", cara ad
una pedagogia obsoleta e riduttivistica, che riconduce il giovane alla
norma attraverso misure tipiche di una società che non riesce a
tollerare e comprendere il "diverso", l'altro-da-sé.
Eppure
bisognerebbe ricordare la matrice della propria inquietudine giovanile
perché è ancora la stessa: è il tentativo di portare
con sé, in qualche modo, ciò che non è stato possibile
scegliere di sé. È solo diverso il campo scelto dai giovani
di oggi rispetto ai loro padri.
Non
è dunque che i giovani tacciono; solo che, dopo gli anni delle
parole scandite, gridate, ritmate stiamo assistendo all'affermarsi di
un linguaggio molto più frammentario, ambiguo, soggettivo.
Il
"tempo di non-lavoro" come tempo di vita.
Il percorso giovanile, che ha portato "dal conflitto all'estraneità"
prende le mosse a partire dalla fine degli anni '70, quando l'attenzione
si sposta sempre più sul privato, privilegiando la dimensione qualitativa
e relazionale dell'esistenza, il "tempo di vita" rispetto al
"tempo di lavoro". Quest'ultimo non è più l'ambito
principale di riferimento dell'identità individuale che si configura
invece come plurale, "policentrata". Se di conflitti si può
ancora parlare, essi prendono forma come difesa e rivendicazione di identità
nei confronti di apparati distanti e impersonali che fanno della razionalità
strumentale la loro sola ragione.
La
ragione, o meglio, la razionalità: il grande nocchiero dell'età
adulta, l'enzima principale per veicolare l'assunzione di responsabilità.
Essa, infatti, chiama in causa la capacità di valutare e decidere,
la logica, che deve contenere, guidare, spinte pulsionali così
forti che spesso più frequentemente in età giovanile possono
esplodere in acting-out improvvisi ed imprevisti. E dove va a finire l'emotività?
Come si esprime in un mondo, quello degli adulti, in cui, per citare ancora
Galimberti, "le parole dicono ordinate l'ordine della vita"?
Per
i giovani oggi, come detto, è la dimensione del "tempo libero"
ad assumere una crescente rilevanza come recupero del patrimonio emozionale
di ciascuno, in un'ottica di integrazione tra ragione ed emozione, come
laboratorio dell'esperienza e della costruzione dell'identità:
in una società che spesso costringe le nuove generazioni ai margini
della vita produttiva e sociale, proprio mentre esalta il "mito della
giovinezza", risulta sempre più evidente come sia il "tempo
di non-lavoro" a ridefinire i ritmi e i modi dell'esistenza, soprattutto
dei giovani.
Siamo
di fronte ad un nuovo bisogno di socialità e di richiesta di appartenenza
delle giovani generazioni che nasce e si sviluppa a partire dalla costituzione
di micro-gruppi, di tribù, di "comunità delle emozioni",
che ricercano nuove forme di empatia, di comunicazione affettiva: una
dimensione comunitaria dove costruire liberamente "modelli altri"
di identificazione e di riferimento.
E'
in questo scenario, certo più complesso di altri passati, che dobbiamo
riflettere per comprendere questo nuovo bisogno ed avviare proposte concrete,
idonee a farlo diventare elemento politico.
Il
"tempo di non-lavoro" come nuova e ulteriore misura del "tempo
di vita", dunque. È questo il terreno di confronto tra adolescenti
ed adulti, tra giovani cittadini ed istituzioni. Troppo spesso gli adulti,
presi dalla loro logica interventista, non sono stati attenti ad ascoltare.
Troppo spesso gli adulti, nel momento in cui chiedevano ai giovani di
partecipare, prendevano decisioni per loro. E, nel migliore dei casi,
l'offerta degli adulti è stata quella di opportunità costruite
con l'idea di togliere il giovane dalla strada: e il tempo di non-lavoro
è diventato una sorta di asilo più che un libero spazio
di espressione e di cultura. Invece è proprio dentro questo spazio
che i giovani esprimono se stessi nel modo più autentico
e, per questo, spesso contraddittorio: quella contraddittorietà
che mette così in ansia l'adulto. Ed è proprio dentro a
questo tempo che trovano spesso diritto di cittadinanza, più spesso
di quanto si pensi, varie forme di espressione artistica: forse la forma
migliore per esprimere se stessi nelle proprie emozioni, per asservire,
almeno per una volta, la ragione al sentimento.
La
musica come "frammento" dell'espressività giovanile.
Dall'ultima indagine ISTAT risulta, infatti, "la diffusione, tra
i giovani di 15-24 anni che vivono con i genitori, di alcuni comportamenti
attivi come scrivere (36%), recitare (4,4%), dipingere/scolpire (18%),
ballare (72%), cantare (23,8%), suonare o comporre (19%)".
Tra
questi, dunque, la musica, che tra tutte le arti, è l'unica che
non si vede; la musica si sente, come si sente il gesto cui spesso si
accompagna (come nel ballo), come si sente un'emozione. La musica, che,
come ha evidenziato Adorno, citando Arnold Schering, "fra tutte le
arti, ha sempre avuto la più grande potenza aggregatrice ",
può essere il grimaldello per creare nuove relazioni tra le generazioni.
Dalla
musica, quindi, per estendersi ad una sorta di " chiamata alle arti"
che attraverso "i frammenti", ricomponga il mosaico delle culture
giovanili, allo scopo di dargli pieno diritto di cittadinanza. Il che
significa garantire ai giovani il riconoscimento come "soggetti di
diritti", attraverso il riconoscimento pieno delle forme espressive
e comunicative loro proprie.
Le
difficoltà, il non riconoscimento, acuiscono le differenze con
il mondo degli adulti. Spesso il fare musica dei giovani viene percepito
solo come disturbo della quiete pubblica (non a caso il problema più
importante per le bands è quello degli spazi dove poter provare
senza creare disturbo), come rumore sommerso di cui, quando non se ne
ignora l'esistenza, non se ne comprende né il senso, né
l'importanza.
Lo
stesso discorso vale per le istituzioni (i Comuni, la Provincia, la Regione)
dalle quali, spesso, la musica rock non viene considerata allo stesso
livello di quella classica, del jazz o di altre attività culturali
come la danza o il teatro. Per questo gli interventi in questo campo sono
mossi soprattutto da una finalità di prevenzione del disagio giovanile,
più che da un riconoscimento del significato, non solo sociale
ed aggregativo, ma anche culturale e artistico dei gruppi musicali non
professionisti, fino ad un possibile sbocco lavorativo nei diversi lavori
legati alla musica.
Di
fatto, non tutti i tipi di musica esistono nelle leggi, dove si parla
solo di musica "colta"; d'altra parte suonare è quasi
impossibile senza essere sottoposti a "vessazioni" attraverso
obbligate e costose iscrizioni (SIAE, ENPALS, ecc.), mentre, in compenso,
non si godranno mai i vantaggi delle iscrizioni medesime.
Alla
fine, la politica.
Il lavoro della Consulta "Gianni Rodari", in quanto laboratorio
di idee per la sinistra, aperto a tutti i cittadini che vogliono impegnarsi
sui temi dell'infanzia, dell'età evolutiva e dei giovani, dovrà
partire da alcuni principi irrinunciabili:
§ la centralità del mondo degli adolescenti e dei giovani;
§ il loro riconoscimento come soggetti di diritto;
§ la necessità di favorire politiche e azioni tese alla loro
inclusione sociale in quanto portatori di innovazione e di risorse per
la società.
Questo
scenario non deve apparire tecnicistico, ma, diversamente, come un tentativo
vero di costruire percorsi di cittadinanza attiva che sottendano un nuovo
modo ("buone prassi") di approcciare il problema in senso integrato
e condiviso.
Spetta
alla politica tradurre i bisogni in strumenti normativi, alle amministrazioni
predisporre azioni e scenari, su cui sviluppare interventi, ai tecnici
"volgarizzare" il loro sapere per avviare comunicazioni efficaci
e a tutti noi, coltivare sensibilità su questi temi, consapevoli
che non si produce cambiamento se ci si limita solo a "declamare
diritti", non preoccupandosi di predisporre anche strumenti attraverso
cui questi diritti possano essere effettivamente goduti.
Terni,
12 marzo 2004
Maurizio
Bechi Gabrielli
Aldo Manuali
(Consulta Regionale "Gianni Rodari" - Umbria)
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