Lavoro democratico per la costruzione di una bozza

1. La scelta dell'ottica zeroseianni come concreta possibilità di critica e di risposta più avanzata all'impianto del governo di centrodestra relativamente ai nidi e alle scuole dell'infanzia, come superamento in avanti della L.1044, per porsi in sintonia con l'obiettivo della comunità Europea di copertura del 33% entro il 2010. E soprattutto per valorizzare l'eccellenza maturata negli anni nelle scuole dell'infanzia.

Una simile visuale non implica soluzioni univoche. Anzi, l'articolazione 0/6 anni, può essere di diversa natura. Ad esempio, le specificità 0/3 - 3/6, il rapporto tra autonomia e continuità, possono trovare diverse soluzioni. È una questione che richiede, per essere sciolta positivamente, un bilancio della sperimentazione di questi anni e soprattutto l'opinione degli operatori, degli educatori, delle diverse competenze e professionalità, del sindacato, degli amministratori, delle associazioni e del mondo della politica.

2. Eredità sociale, diseguaglianze, competitività del paese: il superamento del nido quale servizio a domanda individuale è da porre in rapporto da un lato alle cause del ripiegamento demografico del nostro paese (tale da far diventare l'Italia un caso internazionale), dall'altro ad una strategia per restringere la forbice delle "non pari opportunità" dei bambini sin dalla nascita. I più recenti studi dimostrano la stretta correlazione tra investimento nei servizi educativi per la prima infanzia e alleggerimento dell'eredità sociale nel destino degli individui. Il numero dei nidi e delle scuole dell'infanzia, la loro qualità, devono essere orientati proprio a partire da queste premesse.
3. Principi educativi e mutamenti demografici, sociali delle famiglie e delle città:che valore diamo, pur con diversa articolazione, a questo primo percorso della vita, alla "bambinità", al rapporto dei bambini tra di loro, al gioco, al gioco di gruppo? Ciò che prima era naturale (il gioco, specialmente quello di gruppo, la frequentazione dei coetanei, il contatto con l'esterno, la natura, la realtà, ecc…) non è più assolutamente tale perché mancano fratelli, cugini, la vita sociale e di relazione si è fatta estremamente più complessa e differenziata, molto lontana dalla semplicità dei bambini. Una nostra proposta non può non fondarsi su alcuni capisaldi tra i quali:
  1. il concetto e la pratica del gioco, e specialmente dei giochi di gruppo, alla base del processo educativo dei più piccoli;
  2. La relazione dei bambini tra di loro (i bambini coi bambini) come centrale e prioritaria rispetto a tutte le altre relazioni (bambini-educatori, bambini-genitori, ecc.);
  3. l'apertura all'esterno, alla natura, alla città, alla realtà, agli altri come criterio metodologico per evitare ogni separatezza;
  4. la stimolazione del binomio curiosità-creatività dei bambini, in un contesto capace di introdurre alla progressiva acquisizione dei concetti di libertà e autonomia, come obiettivo costante dell'attività e della funzione degli educatori.

4. Cittadini bambini: Inserire il nido nel primo livello educativo, significa ridefinirlo rispetto alla L. 1044. Lo spostamento dall'accezione di servizio sociale a quella di struttura educativa, non fa perdere il suo essere di sostegno al lavoro dei genitori, ma ne specifica la sua funzione preminentemente educativa. È un punto qualificante che permette una critica all'impostazione della Moratti su tutti i vari anticipi e sul ruolo dato in questo contesto alle famiglie.

5. Sistema integrato di servizi e generalizzazione delle scuole dell'infanzia: le sperimentazioni di questi anni, cui ha contribuito la stessa L.285,possono ormai fornire delle indicazioni per la definizione del sistema stesso. Che può essere definito come un sistema di servizi flessibili e diversificati per opportunità offerte, per orari, sedi e modelli pedagogici, organizzativi e gestionali. Tale sistema comprende nidi, scuole per l'infanzia e (tutti gli) interventi e (le diverse) strutture modulati in coerenza con i bisogni dei bambini. Per generalizzazione della scuola dell'infanzia vanno intesi gli aspetti sia qualitativi che quantitativi. Tra essi di particolare rilievo sono l'eliminazione delle liste d'attesa e definizione di standard di funzionamento che devono essere garantiti ovunque e dai diversi gestori (stato, comune, privato oggi paritari). La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni educative e formative deve essere il prodotto delle esperienze delle regioni che noi governiamo. Gli standard di qualità devono costituire una priorità.

6. Titoli di studio: l'eccellenza maturata nelle scuole dell'infanzia costituisce un aspetto essenziale dell'intero sistema educativo pubblico. Il riconoscimento delle professionalità è la leva indispensabile perché questo primo livello educativo costruisca su solide basi il diritto alla formazione e all'educazione delle bambine e dei bambini, l'intera offerta educativa dello stato e la competitività del paese.

7. Ruolo delle Regioni, degli enti locali e dello stato: i diversi ruoli vanno definiti sulla base da un lato della riforma del titolo V, dall'altro della concreta esperienza di coordinamento propria dei comuni e infine della presenza delle diverse forme di privato che sono intervenute nell'ambito dei servizi per la prima infanzia.

8. Piano Nazionale per lo sviluppo delle strutture educative e dei servizi integrati per la prima infanzia e fondo per i diritti della prima infanzia: le risorse e una programmazione con scadenze definite sono decisive sia per il superamento del nido quale servizio a domanda individuale, sia per una generalizzazione delle scuole dell'infanzia. Questi due strumenti possono diventare la leva per riequilibrare i servizi tra Nord, Centro e Sud e per coinvolgere le risorse dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, dei privati e delle famiglie. Il Piano deve essere settennale, il Fondo deve avere distinte sezioni: la sezione investimenti in strutture ha la durata del piano settennale, la sezione per le spese di funzionamento a carattere permanente. I criteri di ripartizione e la partecipazione delle famiglie devono essere poste in relazione all'universaliità dei diritti e alla situazione concreta delle diverse aree del paese.

Verso la definizione delle linee portanti di una proposta di legge per affermare
Il diritto di ogni bambina e bambino al gioco, alla vita di relazione e all'educazione

E' tempo ormai che nel nostro Paese si affermi pienamente il diritto di ogni bambina e di ogni bambino al gioco, alla vita di relazione e all'educazione. Un diritto fondativo del nuovo welfare, che si ponga alla base dei diritti di cittadinanza, dell'assetto del sistema della solidarietà e della coesione sociale, dello sviluppo della persona e della realizzazione dei suoi progetti di vita.
Un diritto di carattere universale dei bambini, dalla nascita ai sei anni, senza alcuna distinzione e con una particolare attenzione ai bambini portatori di handicap e ai bamnini immigrati, di poter sviluppare pienamente le proprie potenzialità di relazione, di autonomia, creatività, apprendimento, in un contesto cognitivo, ludico e affettivo. A questo fine deve essere garantito loro il diritto all'educazione e alla vita di relazione, per superare diseguaglianze, emarginazioni e barriere economiche, sociali, etniche e culturali e per accedere, per il proprio sviluppo, a condizioni di pari opportunità.

Nuovo welfare, nuovi bisogni, nuovi diritti - I mutamenti profondi avvenuti all'interno della nostra società, l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro, il superamento del modello ford-taylorista del lavoro, della produzione e del consumo, la conseguente crisi del precedente assetto del welfare state, hanno scosso alle fondamenta la complessiva organizzazione sociale, investendo i processi evolutivi dei corpi intermedi, della famiglia e della persona e la sfera dei diritti sociali e dei diritti universali di cittadinanza. I progredienti processi di invecchiamento della popolazione e la diminuzione costante dell'indice della natalità si incrociano con il fenomeno dell'immigrazione, aprendo una grande questione che dal campo demografico si allarga a quello della qualità dello sviluppo e della vita.
La ricostruzione di un nuovo assetto economico, sociale e civile, di un nuovo welfare, non può non ripartire che dalla fondazione di una nuova più allargata sfera dei diritti di cittadinanza, che sia inclusiva dei diritti di nuovi soggetti, primi fra tutti delle bambine e dei bambini, entro una definizione innovativa del diritto della genitorialità e della famiglia, come suo arricchimento complessivo. A partire dai diritti dei bambini, dunque.

La garanzia istituzionale del diritto dei bambini - Non è inutile richiamare i riferimenti istituzionali che costituiscono la base valoriale oltre che giuridica della fondazione dei diritti dell'infanzia: dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia (20 novembre 1989) alle leggi, dalla 1044 alla 176 del 1991, dalla 285/ 2000 alla 328/2001, che hanno regolamentato gli interventi sociali a favore dell'infanzia e dei servizi ad essa destinati, dagli asili nido agli altri servizi, fino a giungere alle indicazioni e agli obiettivi di sviluppo qualitativo della Comunità europea di Barcellona, per disegnare ormai il quadro su cui poggia il fondamento dell'obbligo istituzionale teso a garantire (in attuazione dell'art. 117, comma 2, lettera m) della Costituzione) i livelli essenziali (che fissino criteri del diritto di accesso, di partecipazione delle famiglie, di omogeneità ed elevata professionalità del personale, di contenimento degli oneri) delle prestazioni educative e formative ai bambini titolari del diritto di accesso e di fruizione del sistema integrato servizi per l'infanzia.
E' proprio nel passaggio dalle politiche sociali di tutela dell'infanzia alla fondazione del diritto dei bambini alla fruizione delle varie forme, strutture e strumenti, dai nidi ai servizi integrati, che - come indica la recente sentenza della Corte costituzionale - si deve ormai mettere in evidenza il prevalente carattere educativo di quei servizi alla persona dei bambini e come sostegno ad una genitorialità educante e responsabile.

L'offerta pubblica educativa e formativa e il sistema integrato dei servizi per l'infanzia - Questo diritto può essere assicurato da una appropriata (e plurale poichè nella configurazione dell'offerta pubblica educativa rientra quella paritaria pubblica e privata ) offerta educativa e formativa di qualità e da un sistema integrato di servizi (oppure: come parte di un sistema integrato di servizi), che comprenda anche azioni di sostegno alla genitorialità tali da consentire la conciliazione tra la funzione educativa delle famiglie e i tempi connessi alle diverse tipologie di attività sociali e di lavoro dei genitori e da assicurare il loro diritto alla partecipazione democratica, in forme istituzionalmente definite, nella conduzione dei servizi integrati per l'infanzia. La complessità dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie, infatti, configura un sistema di servizi flessibili e diversificati per opportunità offerte, per orari, sedi e modelli pedagogici, organizzativi e gestionali. Tale sistema comprende nidi, scuole per l'infanzia e (tutti gli) interventi e (le diverse) strutture modulati in coerenza con i bisogni dei bambini e con il sostegno a tutti gli aspetti della genitorialità.
Al fine di valorizzare e sostenere il ruolo delle famiglie vanno individuati "spazi d'accoglienza" per la loro partecipazione attiva ai processi educativi che si svolgono nei nidi, nelle scuole dell'infanzia e negli altri servizi facenti parte del sistema.
In questo contesto di assetto istituzionale della funzione educativa, i nidi e le scuola dell'infanzia costituiscono, nella loro autonomia e specificità, la sede primaria dei processi di apprendimento.

I nidi d'infanzia non più considerati servizi pubblici a domanda individuale - I nidi d'infanzia, quindi, costituiscono il primo livello educativo, organizzato in autonomia e in continuità (c'è chi suggerisce in un percorso unitario) con le scuole dell'infanzia. I nidi, per la loro specifica funzione legata alla territorialità e alle esigenze delle comunità, debbono essere aperti a tutti i bambini di età 0 a 3 anni: ne rispettano le personalità, i ritmi di vita, di crescita, promuovendone il benessere. Stimolano il binomio curiosità-creatività dei bambini, permettendo una progressiva acquisizione dei concetti di libertà e autonomia, anche attraverso la pratica del gioco, e specialmente dei giochi di gruppo, alla base del processo educativo dei più piccoli. Garantiscono la qualità educativa, la relazione dei bambini tra di loro, con la natura, con la città, con la realtà e con l'insieme delle opportunità e servizi offerti dalla comunità locale.
Conseguentemente, proprio in considerazione della loro funzione tesa a soddisfare il diritto dei bambini ad accedere ai percorsi educativi e di apprendimento, i nidi e il sistema dei servizi integrativi rivolti alla prima infanzia non rientrano tra i servizi pubblici a domanda individuale, di cui alla legge 26 aprile 1983 n. 131.

Universalità del diritto e necessità di un intervento programmato che ne consenta la piena realizzazione. - Certamente, l'affermazione dell'universalità del diritto dei bambini deve essere con gradualità traguardata al raggiungimento entro il 2010 dell'obiettivo per i nidi del 33% indicato dai parametri di Barcellona, così che la soddisfazione del diritto alle prestazioni si dovrà attuare secondo criteri di selezione che rispondano: - ai requisiti di una politica di inclusione sociale e di sostegno al superamento delle differenziazioni economiche, sociali, culturali e di costumi di vita; - a linee di programmazione della progressiva ed equilibrata loro estensione in tutto il territorio nazionale, attraverso la costituzione delle necessarie strutture destinate all'espletamento dei servizi educativi e sociali per la prima infanzia. Nel fissare un siffatto obiettivo di programmazione - che si dovrà poggiare sulla definizione di un Piano e sulla costituzione di un Fondo apposito - si vogliono tenere presenti anche due importanti punti di riferimento sociale ed economico: il superamento della profonda divaricaricazione nella dotazione delle strutture dei servizi educativi e integrati dell'infanzia tra il Sud e il Centro-nord del paese; la necessità di far avvicinare i tassi di attività e di occupazione in generale, in primo luogo di quelli femminili, ai livelli europei, come indicato dalla conferenza di Barcellona.

Generalizzazione della scuola dell'infanzia - La scuola dell'infanzia costituisce il livello educativo a cui hanno diritto tutti i bambini da tre a sei anni. Essa, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, sviluppa ulteriormente l'azione educativa, dei nidi e degli altri servizi, realizza il passaggio alla scuola primaria e garantisce la continuità e l'integrazione dell'azione educativa tra i diversi livelli. Conseguentemente la Repubblica assicura la generalizzazione e l'estensione della scuola dell'infanzia. E' abrogato il comma 1 lettera e dell'articolo 2 della legge 53/2003. (La generalizzazione deve essere qualitativa e quantitativa e cioè deve garantire l'eliminazione delle liste d'attesa, specie nei centri urbani, la diffusione nel territorio per coprire esigenze, in forma di istituzioni intercomunali, nei piccoli centri e la definizione di standard di funzionamento che devono essere garantiti ovunque e dai diversi gestori)
Gli asili nido e la rete dei servizi pubblici per la prima infanzia, che si istituiscono su base autonoma, possono - in via sperimentale e se ne ricorrono le condizioni - essere aggregati, insieme alla scuola dell'infanzia, che gravita sullo stesso territorio, in istituti comprensivi del primo ciclo.

Programmazione e coordinamento delle Regioni e degli Enti locali per lo sviluppo dell'offerta educativa e formativa per l'infanzia - Le Regioni, con loro provvedimenti, dovrebbero prevedere: il trasferimento con regolamento agli Enti locali delle modalità organizzative di funzionamento (calendario e orario) delle strutture educative, scolastiche e dei servizi integrati dell'infanzia; la programmazione regionale del loro sviluppo sulla base delle indicazioni del "Piano nazionale per lo sviluppo delle strutture educative e dei servizi integrati per la prima infanzia", la ripartizione agli Enti locali delle risorse pubbliche adeguate agli obiettivi di nuove realizzazioni, alla messa in sicurezza dei servizi, sulla scorta della ripartizione del "Fondo per i diritti della Prima infanzia", la definizione dei requisiti qualitativi per la procedura di accreditamento, che spetta ai Comuni, per i servizi del sistema pubblico (istituzionali e paritari) e per l'autorizzazione al loro funzionamento; l'indicazione degli indirizzi per l'attuazione di iniziative di formazione degli operatori e di figure professionali specifiche; il sistema di valutazione, da concordare con gli Enti locali, del sistema dell'offerta educativa e delle prestazioni dei servizi integrati per la prima infanzia; l'inserimento, nel rispetto dei livelli essenziali e degli standard educativi, dei servizi destinati alle bambine e ai bambini da 0 a 3 anni, realizzati presso aziende private nel sistema pubblico dei servizi territoriali, delegando agli Enti locali l'esercizio delle funzioni di intervento diretto e di coordinamento.
Agli Enti locali, in questo quadro, competono la definizione delle modalità organizzative del funzionamento (calendario e orario) delle strutture educative, scolastiche e dei servizi integrativi e il coordinamento dei soggetti responsabili che operano nel territorio, la cui direzione educativa e formativa è affidata alle istituzioni pubbliche scolastiche autonome per l'infanzia, per realizzare i processi di continuità formativa e per costituire la rete dei servizi per l'infanzia e il sostegno alla genitorialità. Ad essi è affidata la funzione di promuovere la partecipazione di tutti i soggetti alla progettazione di interventi innovativi sul piano sociale, educativo, ludico, motorio e di coinvolgimento dei bambini e delle loro famiglie nelle attività destinate alla tutela ambientale e allo sviluppo sociale e culturale della comunità locale.

"Piano di sviluppo delle strutture educative, scolastiche e dei servizi integrati per l'infanzia". Istituzione del " Fondo di finanziamento" e partecipazione economica degli utenti. - Una adeguata disponibilità di risorse e una programmazione degli interventi con scadenze definite sono decisive sia per il superamento del nido quale servizio a domanda individuale, sia per una generalizzazione delle scuole dell'infanzia. Questi due strumenti possono diventare la leva per riequilibrare i servizi tra Nord, Centro e Sud e per coinvolgere le risorse dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, dei privati e delle famiglie.
Per realizzare questi obiettivi, lo Stato partecipa con le Regioni, le Provincie e i Comuni alla definizione del "Piano nazionale per lo sviluppo delle strutture educative, formative e dei servizi integrati per l'infanzia". Il Piano dovrebbe avere la durata di 7 anni e prevedere lo sviluppo equilibrato su tutto il territorio nazionale delle strutture educative, formative e dei servizi integrati per l'infanzia, per il progressivo soddisfacimento dei diritti delle bambine e dei bambini 0-6 anni e per il sostegno della genitorialità, con una particolare attenzione alle esigenze di riequilibrio del Mezzogiorno.
Il finanziamento del "Piano" settennale e per far fronte alle spese permanenti per il funzionamento dei servizi esistenti e di nuova istituzione dovrebbe essere garantito dalla costituzione di un "Fondo per i diritti dell'infanzia". Il Fondo costituito in due distinte Sezioni: la Sezione investimenti in strutture ha la durata del Piano settennale; la Sezione per le spese di funzionamento ha carattere permanente, dovrebbe essere finanziato annualmente.. Il Fondo dovrebbe ripartire annualmente le risorse tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, con decreto del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata di cui all'art.8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, in modo da garantire interventi nelle Regioni meridionali almeno pari al 55% degli investimenti complessivi. Nella ripartizione dei fondi si dovrebbe tenere conto dei seguenti criteri: a) carenza dei servizi pubblici per l'infanzia, sulla base dei dati forniti dal Centro nazionale documentazione e di analisi per l'infanzia, di cui all'art.3 della legge 23 dicembre 1997, n. 451; b) domanda inevasa diretta ai servizi educativi pubblici per l'infanzia; c) tasso di natalità; d) tasso di occupazione delle donne con figli minori; e) situazione di disagio e di emarginazione sociale e presenza o rischi di fenomeni di povertà o di devianza minorile.
La partecipazione economica delle famiglie dovrebbe essere prevista soltanto per le prestazioni dei servizi educativi e dei servizi integrati per la prima infanzia. La spesa relativa al tempo del servizio prestato oltre il tempo scuola deve essere rapportata al reddito e allo stato patrimoniale familiare calcolato sulla base dell'indice Isee e - mediamente - la partecipazione non può essere superiore al 30% dei costi unitari medi di gestione dei servizi rilevati a livello comunale, escluse le spese per i costi di ammortamento dei mutui per la realizzazione delle strutture. In casi di particolare disagio economico e sociale delle famiglie, i servizi per la prima infanzia sono gratuiti.

Relazione annuale - Entro il mese di giugno di ciascun anno, i Ministri dell'Istruzione e del Lavoro e delle politiche sociali, concordando con le Regioni e gli Enti locali in sede di conferenza unificata di cui all'art.8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dovrebbero essere tenute a presentare una relazione - da presentare in Parlamento - sullo stato di attuazione della legge.

La necessità di una scelta innovativa. - Riteniamo che la scelta di affrontare i problemi connessi all'educazione e al diritto all'apprendimento dell'infanzia nell'ottica comprensiva dei zeroseianni sia da compiere se si vuole avanzare una critica radicale all'impianto del governo di centrodestra relativamente ai nidi e alle scuole dell'infanzia, come superamento della L.1044, e se ci si vuole porre in sintonia con l'obiettivo della Comunità europea di copertura del 33% entro il 2010. Le specificità 0/3 - 3/6, il rapporto tra autonomia e continuità dei processi educativi e di apprendimento, che costituisce il secondo asse portante della costruzione del servizi integrati per l'infanzia, richiedono di trovare diverse e appropriate soluzioni. È una questione che richiede, per essere sciolta positivamente, un bilancio della sperimentazione di questi anni e soprattutto l'ascolto delle opinioni degli operatori, degli educatori, delle diverse competenze e professionalità, del sindacato, degli amministratori, delle associazioni e del mondo della politica.
Ma compiere questa scelta innovativa è necessario soprattutto se si vogliono raccogliere e valorizzare le esperienze e i progetti di eccellenza maturati negli anni nei nidi e nelle scuole dell'infanzia, che i recenti provvedimenti - riferiti anche alla anticipazione dell'età di inserimento scolastico, del governo e della maggioranza di centro-destra, stanno smantellando.
La minaccia di veder trasformato una grande esperienza educativa, che aveva saputo unire il sostegno ai genitori che lavorano con un progetto formativo per la crescita culturale dei loro figli, è inscritto nella logica stessa della legge sulla scuola del centro destra, che mira a trasformare tutta la scuola - da quella dell'infanzia, alla scuola primaria, a quella superiore attraverso la canalizzazione precoce - in un servizio a domanda individuale, in cui la scuola è chiamata a riprodurre le differenze fra le famiglie, appellandosi a quel familismo individualista che è alla base del loro progetto culturale. più che a promuovere la crescita sociale e culturale del cittadino bambino e adolescente.
La recente proposta di legge sugli asili nido, presentata dalle forze di centro-destra , approvata già dalla Camera dei Deputati non da' risposte ai bisogni delle famiglie e riporta indietro di trent'anni la cultura sui diritti dei bambini.
E' una legge che non sostiene l'espansione degli asili nido territoriali, ma privilegia quelli aziendali e delega prevalentemente al privato la risposta alle esigenze delle famiglie. Si mettono sullo stesso piano il ruolo del sistema pubblico e l'iniziativa dei privati, senza definire gli standard di qualita' organizzativi ed educativi indispensabili per una buona crescita e formazione del bambino. Si corre seriamente così il rischio che in nome della massima flessibilità, con la possibilità perciò offerta a qualsiasi privato cittadino di poter realizzare un asilo nido, spuntino in tutto il paese dei nidi che si limiteranno a svolgere la sola funzione di custodia-parcheggio.
Nel sistema di servizi che si è cercato di delineare con la nostra proposta, il carattere della territorialità del sistema dei nidi e dei servizi integrati , può comprendere anche la rete degli asili aziendali, aperti al territorio tali da rispondere ai bisogni dei cittadini e delle cittadine che svolgono attività lavorative anche fuori dai contesti aziendali e alle diversificate esigenze delle famiglie e nei quali il bambino sia al centro di un vero progetto educativo.

Il salto alla dimensione nazionale della questione dell'educazione e della formazione, come grande questione di coesione sociale e di sviluppo civile del paese, chiede alla politica, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni, un impegno e un sostegno ancora più pieno di quanto si è già manifestato nel corpo sociale, nelle scuole, nei consigli di circoscrizione, nei municipi, nei Comuni. Occorrerà saperlo fare non sovrapponendosi al movimento ma aiutandolo a crescere, individuando tutte le azioni necessarie a livello istituzionale - in Parlamento, nelle Regioni, negli Enti locali, nei quartieri - perché quelle straordinarie esperienze nei nidi, nei servizi integrati per l'infanzia, nella scuola primaria del nostro Paese, possono continuare a crescere, a produrre innovazione, qualità, cambiamento. Perché sia contrastata e radicalmente cambiata una organizzazione sociale della vita che alimenta fra i bambini e gli adolescenti un senso di esclusione, di rifiuto della cultura, di accettazione dell'inferiorità sociale, che segnerà in gran parte tutte le loro scelte educative e formative e la loro vita futura, le loro stesse opinioni politiche e culturali.
La vita dei bambini e degli adolescenti è forse oggi il terreno decisivo su cui riprogettare un'idea di uguaglianza e di libertà, di costruzione di un nuovo welfare capace di promuovere le pari opportunità delle persone.
Ma i genitori, gli educatori, gli insegnanti, i bambini che difendono - o chi, per affermare il diritto dei bambini, difende - quei progetti educativi, la loro tensione comunitaria, sono la premessa essenziale a qualsiasi intervento teso a ridare dignità e speranza alla vita di tanti bambini e adolescenti ed ad assicurare uno sviluppo qualitativo impetuoso del nostro Paese.

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